RETE CITTA’ AMICA
Roma 2 dicembre 2002
Gianni Fabbri
Appunti sul dibattito e qualche proposta, con riferimento all’intervento svolto in sede di convegno
Partecipando per la prima volta a un incontro di Città Amica mi pare giusto e necessario innanzitutto precisare il senso della mia adesione e le aspettative che vi ripongo. Naturalmente quanto dirò ha come riferimento il Manifesto e cerca di tener conto delle cose che ho sentito oggi, della relazione di Luisa Calimani e degli interventi che mi hanno preceduto.
L’orizzonte "ulivista" resta, mi pare, un’opzione strategica indispensabile.
Mi pare anche che sia necessario accentuare gli aspetti di PARZIALITA’, precisare il proprio punto di vista, anzi, il proprio punto di "traguardo" verso il futuro. Questa mi pare una base indispensabile per cominciare ad articolare ipotesi e gruppi di lavoro per TEMI.
In questa chiave e nella limitatezza di questo intervento toccherò solo due punti "di merito".
I risultati di quell’esperienza costituiscono, a me pare, il punto di partenza possibile di una nuova, rinnovata stagione di IDEAZIONE del futuro urbano e civile delle nostre città.
Molto è stato detto, anche in questa sede. Voglio aggiungere una riflessione che sarà necessario riprendere, approfondire, sviluppare; su cui mi piacerebbe vi fosse un confronto nella Rete.
Il nuovo ruolo CENTRALE E STRATEGICO della cultura e delle sue strutture nel futuro urbano. Queste strutture - pubbliche e private, di consumo e di produzione, di formazione e di ricerca , ecc. - a me pare si vanno configurando come NUOVI MOTORI dello sviluppo urbano e della vita civile. In esse e con esse si realizza concretamente, nel quotidiano, il cortocircuito tra UNIVERSALISMO E SPECIFICITA’, tra identità storico-culturale e globalità dei processi, tra patrimonio storico artistico ereditato e nuove architetture… I modi e i caratteri della PROMOZIONE e del GOVERNO di queste strutture, costituiscono, a me pare, uno dei nuclei strategici per un futuro programma politico. In esse e con esse è possibile ridefinire il SENSO (Veltroni) del vivere una città. Per esempio sul versante multietnico…
Ad esse va rapportato il problema dell’articolazione urbana, quello decisivo dell’accessibilità e del sistema infrastrutturale, fino al rapporto che esse devono/possono avere con la dimensione ambientale e degli spazi verdi,,,
Questo, credo, è anche il terreno di lotta politica per vecchi e nuovi DIRITTI.